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Paragrafo 9 . Francesco Crispi al governo sino al 1891.

     
Nell'agosto  del  1887, dopo la morte di Depretis, la  presidenza  del
consiglio fu assunta da Francesco Crispi, che govern sino al  gennaio
del 1891, e poi dal 1893 al 1896, attuando una politica autoritaria  e
riformistica allo stesso tempo.
     L'autoritarismo  si  manifest chiaramente con  il  rafforzamento
dell'esecutivo nei confronti del parlamento. Per questo, oltre che per
rendere  pi efficiente la direzione della cosa pubblica, nel febbraio
del   1888   venne  approvato  il  riordinamento  dell'amministrazione
centrale dello stato.
     Nel  dicembre  del 1888 fu varata una riforma, con  la  quale  il
diritto  di voto alle elezioni amministrative fu esteso a tre  milioni
di  cittadini e vennero resi elettivi i sindaci dei comuni con pi  di
10.000   abitanti  e  i  presidenti  delle  deputazioni   provinciali.
Contemporaneamente, per, ai prefetti fu attribuito un maggiore potere
di controllo sulle amministrazioni comunali.
     Nel  1889 fu promulgato il nuovo codice penale. Designato con  il
nome  del  ministro  di grazia e giustizia Giuseppe  Zanardelli,  esso
rappresentava  un importante progresso nel campo del  diritto  penale:
aboliva  la pena di morte, sostituendola con l'ergastolo per i delitti
pi  gravi;  attenuava le pene per i reati contro  la  propriet;  non
conteneva  articoli contro lo sciopero, riconoscendone  implicitamente
la  legittimit. A integrazione del nuovo codice, per, venne  emanata
una  legge di pubblica sicurezza, che poneva forti limiti alla libert
di  riunione  e  attribuiva  ampi poteri  discrezionali  alla  polizia
nell'uso di provvedimenti limitativi della libert personale  a  scopo
preventivo, come il domicilio coatto.
     L'autoritarismo del Crispi, che, oltre ad essere  presidente  del
consiglio,  era  anche ministro degli interni e degli esteri,  non  si
manifest solo nei rapporti istituzionali ma anche in quelli politico-
sociali.  I  suoi governi, infatti, si distinsero per  gli  interventi
duramente   repressivi  nei  confronti  delle  agitazioni  operaie   e
contadine, degli irredentisti, dei socialisti, degli anarchici  e  dei
cattolici.
     L'attivit   riformatrice  riguard  vari  settori   della   vita
pubblica.   Particolarmente  importante  fu  la  legge  sulla   sanit
pubblica,  approvata  nel  1888, con la quale  venne  predisposta  una
gestione pi razionale di tutto il settore.
     In  politica  estera Crispi cerc di consolidare i  rapporti  con
l'Austria e soprattutto con la Germania, in funzione antifrancese. Nel
febbraio del 1888, il governo italiano sottoscrisse con quello tedesco
una  convenzione militare, che prevedeva la collaborazione tra le  due
potenze in caso di guerra
     
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     contro  la  Francia, con la quale l'Italia aveva  ormai  rapporti
sempre pi tesi a causa dei gravi contrasti commerciali.
     Al   centro   della  politica  estera  del  Crispi  c'era   anche
l'espansione coloniale in Africa. A tale scopo, nel novembre del  1887
vennero inviati a Massaua consistenti rinforzi di uomini e mezzi,  che
consentirono  la ripresa dell'avanzata verso l'interno.  Nel  febbraio
del  1889  i  sultanati  somali di Obbia e Migiurtini  accettarono  il
protettorato dell'Italia, che sar poi esteso al Benadir, sulle  coste
della  Somalia meridionale. Nel maggio del 1889 l'imperatore d'Etiopia
Menelik,  firmando il trattato di Uccialli, riconobbe  i  possedimenti
italiani sul mar Rosso, ai quali nel 1890 fu dato il nome di Eritrea.
     Gli  alti costi della politica coloniale determinarono un aumento
del   disavanzo  pubblico,  aggravando  la  gi  precaria   situazione
economica e finanziaria. Per far fronte alle nuove spese, il  governo,
nel  gennaio  del 1891, propose inasprimenti fiscali, che  suscitarono
reazioni  negative  anche all'interno della stessa  maggioranza  e  in
seguito alle quali Crispi si dimise.
